Nella versione attuale la norma opera un distinguo legato al valore dell’omissione compiuta dal datore di lavoro: se l’importo omesso è inferiore a € 10.000,00, al datore di lavoro si applicherà una sanzione amministrativa pecuniaria da € 10.000,00 a € 50.000,00, mentre nel caso in cui sia superiore a € 10.000,00 annui, continuerà ad applicarsi la sanzione penale della reclusione fino a 3 anni congiunta alla multa fino a € 1.032,00. L’attuale disposizione continua ad operare anche per i datori di lavoro agricolo e per i committenti della Gestione separata.

Il datore di lavoro non è soggetto ad alcuna sanzione di natura penale o amministrativa se provvede al versamento delle ritenute entro 3 mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione. Nei confronti del datore di lavoro che abbia posto in essere la condotta precedentemente alla depenalizzazione sopra richiamata, opera il principio del favor rei, casistica non affrontata nel prosieguo, ma chiarita in dettaglio dall’Inps nella circolare n. 121/ 2016.

L’accertamento dell’illecito può avvenire sia in fase ispettiva che in fase amministrativa. In caso di accertamento nel corso di indagini ispettive della violazione in questione, la contestazione o la notificazione della violazione stessa può essere effettuata a mezzo verbale unico di accertamento, nel quale sarà compiutamente descritta la fattispecie, con la quantificazione esatta dell’importo delle ritenute omesse. Tale importo dovrà essere versato entro il termine perentorio di 3 mesi dalla data di contestazione o notificazione del verbale di accertamento al datore di lavoro.

Se l’importo omesso è superiore ad € 10.000,00 una copia del verbale di accertamento è notificato anche al datore di lavoro, nei casi in cui la persona fisica tenuta a rispondere dell’ipotesi di reato sia un soggetto diverso dal datore di lavoro (es.: presidente, amministratore delegato, socio accomandatario, ecc.).

Le violazioni accertate d’ufficio sono, invece, effettuate sulla scorta delle denunce Uniemens e DMAG presentate dai datori di lavoro.

Ai fini della determinazione dell’importo di € 10.000 annui individuati come discrimine per l’identificazione della fattispecie di illecito penale o amministrativo, l’arco temporale preso in considerazione da parte dell’Inps è quello dell’anno civile, ossia i versamenti da effettuare nel periodo che intercorre tra il 1° gennaio e il 31 dicembre di ciascun anno.

 

L'attivazione delle prestazioni di lavoro occasionale presso l'INPS (PrestO, ovvero i nuovi buoni lavoro) non è immediata. 

Il nuovo sistema dell'INPS prevede infatti che il committente versi preventivamente all'INPS le somme da utilizzare per l'attivazione delle prestazioni occasionali.

Se tale operazione era prima immediata (un semplice acquisto presso una tabaccheria convenzionata) ora richiede circa una settimana di tempo per esser completata. Occorre infatti predisporre un modello F24 Elide e pagarlo (tramite intermediario o sportelli bancari/postali). L'INPS riceverà le somme e provvederà a collegare l'importo al codice fiscale/p. iva del soggetto a cui è intestato il mod. F24 Elide. 

Le prestazioni di lavoro occasionale sono gestibili attraverso una piattaforma online. All'interno dell'applicativo è stata inserita una sezione che viene gestita come un classico conto corrente bancario. Il committente, versando le somme tramite mod. F24 Elide, non fa altro che accreditare somme sul proprio conto INPS. All'attivazione di ogni prestazione di lavoro occasionale, l'applicativo dell'INPS verificherà che vi sia la liquidità necessaria per coprire la spesa di acquisto dei buoni lavoro.

Si consiglia di caricare il proprio portafoglio INPS con largo anticipo, soprattutto se la vostra attività non è in grado di prevedere e programmare anticipatamente quando si verificherà la necessità di ricorrere alle prestazioni di lavoro occasionale.

La compilazione del mod. F24 Elide non è complessa (qui si può visionare un modello già compilato). 

 

In data 23 giugno scorso è entrata in vigore la Legge n. 97/2017, di conversione del Decreto Legge n. 50/2017, con disposizioni urgenti in materia finanziaria.

Le nuove prestazioni occasionali (articolo 54-bis) sostituiscono il lavoro accessorio (c.d. voucher) abrogato dalla legge n. 49 del 20 aprile 2017.

Possono ricorrere alle prestazioni occasionali:

  • Persone fisiche (per prestazioni occasionali mediante il Libretto Famiglia);
  • Altri utilizzatori (prestazioni di lavoro mediante il contratto di prestazione occasionale);
  • Pubbliche amministrazioni (prestazioni di lavoro mediante il contratto di prestazione
    occasionale);


L’Utilizzatore non potrà usufruire di prestazioni occasionali da parte di soggetti con i quali ha in corso o ha cessato negli ultimi 6 mesi, un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione
coordinata e continuativa (co.co.co.).

Possono essere previste Prestazioni occasionali esclusivamente entro i seguenti limiti economici annui:

  • per ciascun Prestatore: massimo 5.000 euro, indipendentemente dal numero di Utilizzatori;
  • per ciascun Utilizzatore: massimo 5.000 euro, tra tutti i Prestatori;
  • il Prestatore con lo stesso Utilizzatore: massimo 2.500 euro.

 

Sono computati al 75% del loro importo, i compensi per prestazioni di lavoro occasionali da:


• titolari di pensione di vecchiaia o di invalidità;
• giovani con meno di 25 anni di età, se regolarmente iscritti a un ciclo di studi;
• persone disoccupate: soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l'impiego.
• percettori di prestazioni di sostegno del reddito.

I compensi sono:

  • esenti da imposizione fiscale,
  • non incidono sullo stato di disoccupato del Prestatore,
  • sono computabili nel reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

Per un approfondimento si rimanda all'ottimo articolo pubblicato da Confprofessioni.

Nella corposa circolare n. 7/2017 del 4 aprile scorso l’Agenzia delle Entrate fornisce una serie di chiarimenti sulle disposizioni riguardanti ritenute, oneri detraibili, deducibili e crediti di imposta. 

In queste poche righe ricordiamo in particolare la detrazione relativa ai canoni per l’affitto dei terreni agricoli condotti da giovani imprenditori agricoli.

Si tratta di una misura di favore verso il mondo dell’agricoltura introdotta a partire dal periodo d’imposta 2014 dal “decreto competitività” (D.L. 91/2014 convertito in L. n. 116/2014) che prevede un’interessante detrazione Irpef per giovani agricoltori in relazione ai terreni agricoli condotti in affitto. Il citato decreto ha inserito all’art. 16 del Tuir il comma 1-quinquies riconoscendo una nuova detrazione ai fini Irpef pari al 19% delle spese sostenute per i canoni di locazione di terreni agricoli condotti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nell'apposita gestione previdenziale agricola e di età inferiore a 35 anni.