Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sul Supplemento Ordinario n. 20 alla Gazzetta Ufficiale n. 95 del 24 aprile 2017, il Decreto Legge 24 aprile 2017, n. 50 (c.d. Decreto fiscale), contenente provvedimenti urgenti in materia finanziaria, iniziative in favore degli Enti territoriali, interventi nelle aree colpite dai recenti terremoti e misure per lo sviluppo.

Il documento di regolarità contributiva, in presenza della regolarità di tutti gli altri requisiti richiesti, si potrà ottenere dal momento in cui viene presentata la dichiarazione di adesione alla rottamazione delle cartelle attraverso il modulo “DA1”. Con tale interpretazione viene superato ciò che aveva affermato l’INPS con il messaggio n. 824/2017.
L’adesione, tuttavia, comporta un comportamento virtuoso anche nelle fasi successive in quanto il mancato, insufficiente o tardivo pagamento dell’unica rata o di una delle rate previste nel piano, comporta l’annullamento del DURC che andrà memorizzato in una sezione del servizio “Durc on line”. L’agente della riscossione ha l’obbligo di comunicare agli Enti il pagamento delle rate.

Con tale novità viene sanato il “vulnus” susseguente all’entrata in vigore del D.L. n. 193/2026 convertito, con modificazioni, nella legge n. 225/2016 ( art. 6, comma 3) ove, in attesa della risposta dell’agente della riscossione (che poteva arrivare dopo parecchio tempo), il datore di lavoro interessato non poteva ottenere il DURC positivo.

L’Agenzia delle Entrate, ha emanato la circolare n. 7 del 4 aprile 2017, con la Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2016: spese che danno diritto a deduzioni dal reddito, a detrazioni d’imposta, crediti d’imposta e altri elementi rilevanti per la compilazione della dichiarazione e per l’apposizione del visto di conformità. Questo documento va ad affiancarsi alla precedente Guida alle ristrutturazioni edilizie, già pubblicato in febbraio.

La circolare costituisce una trattazione sistematica delle disposizioni riguardanti ritenute, oneri detraibili, deducibili e crediti di imposta, anche sotto il profilo degli obblighi di produzione documentale da parte del contribuente al CAF o al professionista abilitato e di conservazione da parte di questi ultimi per la successiva produzione all’Amministrazione finanziaria, in linea con lo Statuto del contribuente, che fonda i rapporti tra contribuente e Amministrazione finanziaria sui principi di collaborazione e buona fede.

Tra le novità più interessanti si ricordano le seguenti:

  • La scadenza che, per i contribuenti che presenteranno la dichiarazione con modello 730/2017 in forma autonoma tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate è stata prorogata fino al termine ultimo del 23 luglio 2017. Per quanto riguarda Caf e commercialisti intermediari, resta fissata la data ultima del 7 luglio.
  • Credito d’imposta per videosorveglianza – è riconosciuto un credito d’imposta per le spese sostenute nel 2016 per la videosorveglianza dirette alla prevenzione di attività criminali;
  • Detrazione spese arredo immobili giovani coppie – alle giovani coppie, anche conviventi di fatto da almeno 3 anni, in cui uno dei due componenti non ha più di 35 anni e che nel 2015 o nel 2016 hanno acquistato un immobile da adibire a propria abitazione principale, è riconosciuta la detrazione del 50 per cento delle spese sostenute, entro il limite di 16.000 euro, per l’acquisto di mobili nuovi destinati all’arredo dell’abitazione principale;
  • Detrazione spese per dispositivi multimediali per il controllo da remoto – è riconosciuta la detrazione del 65 per cento delle spese sostenute nel 2016 per l’acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti di riscaldamento e/o produzione acqua calda e/o climatizzazione delle unità abitative;

 

La Fondazione dei Consulenti del Lavoro ha pubblicato, in data 24 marzo 2017, un approfondimento con le possibili tipologie contrattuali da utilizzare come valida alternativa ai buoni lavoro, per regolarizzare i rapporti di lavoro occasionale.

Il documento della Fondazione Studi prende in esame il contratto di somministrazione, le collaborazioni coordinate e continuative ed il lavoro intermittente, comparando i costi – su base mensile e su base oraria – di queste forme contrattuali con quelli derivanti dal contratto di lavoro accessorio per rilevare le differenze ed i vantaggi per il datore di lavoro ed il lavoratore.

Dall'analisi comparata dei costi a carico dell'azienda il lavoro intermittente (senza indennità di disponibilità) <<nell'ambito dello svolgimento di prestazione di lavoro subordinato, dall'analisi riportata risulterebbe la forma contrattuale più aderente sia in termini di costi che in termini di gestione. Infatti la peculiarità di questa forma contrattuale consente di accedere a prestazioni di lavoro discontinue, circoscritte esclusivamente a specifici periodi dell’anno o cicli di lavoro.>>

Si ricorda che tutti i datori di lavoro che abbiano effettuato la valutazione dei rischi possono concludere contratti di lavoro intermittente (anche con lavoratori già occupati) nelle seguenti ipotesi:

IPOTESI OGGETTIVE: per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi (nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o aziendali stipulati dalle RSA/RSU), anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni per periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno.
Resta ferma la possibilità di ricorrere al lavoro intermittente per i lavori definiti discontinui dalla normativa sull'orario di lavoro (quali, ad esempio, commessi di negozio, receptionist di albergo, addetti alle pompe di carburante, ecc.: DM 23 ottobre 2004, che fa rinvio al RD 2657/23; Risp. Interpello Min. Lav. 21 marzo 2016 n. 10).

IPOTESI SOGGETTIVE: Rapporti di lavoro intermittente possono essere stipulati - per lo svolgimento di qualsiasi tipologia di attività - con soggetti:
- di età superiore a 55 anni (quindi con almeno 55 anni, anche pensionati);
- di età inferiore a 24 anni (quindi al massimo 23 anni e 364 giorni), fermo restando in tale caso che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro i 25 anni.

In ogni caso e fermi restando i presupposti di instaurazione del rapporto, il contratto di lavoro intermittente è ammesso, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore alle 400 giornate di effettivo lavoro nell'arco di 3 anni solari.
Fanno eccezione i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.
In caso di superamento del periodo il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato (Circ. Min. Lav. 29 agosto 2013 n. 35).

 

 

 

 

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017, il Decreto n. 25 del 17 marzo 2017, con le disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio.

In particolare, il Decreto 25/2017 all'articolo 1 abroga il lavoro accessorio (articoli da 48 a 50 del decreto legislativo n. 81 del 2015).

Viene lasciato un periodo transitorio, per i buoni acquistati in precedenza, che potranno essere utilizzati, in prestazioni di lavoro accessorio, entro il 31 dicembre 2017.

​Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato in data 21 marzo 2017, sul proprio sito internet, un comunicato con il quale chiarisce che l’utilizzo, nel periodo transitorio (sino al 31 dicembre 2017), dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni abrogate dal Decreto legge 17 marzo 2017, n. 25.