La Fondazione dei Consulenti del Lavoro ha pubblicato, in data 24 marzo 2017, un approfondimento con le possibili tipologie contrattuali da utilizzare come valida alternativa ai buoni lavoro, per regolarizzare i rapporti di lavoro occasionale.

Il documento della Fondazione Studi prende in esame il contratto di somministrazione, le collaborazioni coordinate e continuative ed il lavoro intermittente, comparando i costi – su base mensile e su base oraria – di queste forme contrattuali con quelli derivanti dal contratto di lavoro accessorio per rilevare le differenze ed i vantaggi per il datore di lavoro ed il lavoratore.

Dall'analisi comparata dei costi a carico dell'azienda il lavoro intermittente (senza indennità di disponibilità) <<nell'ambito dello svolgimento di prestazione di lavoro subordinato, dall'analisi riportata risulterebbe la forma contrattuale più aderente sia in termini di costi che in termini di gestione. Infatti la peculiarità di questa forma contrattuale consente di accedere a prestazioni di lavoro discontinue, circoscritte esclusivamente a specifici periodi dell’anno o cicli di lavoro.>>

Si ricorda che tutti i datori di lavoro che abbiano effettuato la valutazione dei rischi possono concludere contratti di lavoro intermittente (anche con lavoratori già occupati) nelle seguenti ipotesi:

IPOTESI OGGETTIVE: per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi (nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o aziendali stipulati dalle RSA/RSU), anche con riferimento alla possibilità di svolgere le prestazioni per periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno.
Resta ferma la possibilità di ricorrere al lavoro intermittente per i lavori definiti discontinui dalla normativa sull'orario di lavoro (quali, ad esempio, commessi di negozio, receptionist di albergo, addetti alle pompe di carburante, ecc.: DM 23 ottobre 2004, che fa rinvio al RD 2657/23; Risp. Interpello Min. Lav. 21 marzo 2016 n. 10).

IPOTESI SOGGETTIVE: Rapporti di lavoro intermittente possono essere stipulati - per lo svolgimento di qualsiasi tipologia di attività - con soggetti:
- di età superiore a 55 anni (quindi con almeno 55 anni, anche pensionati);
- di età inferiore a 24 anni (quindi al massimo 23 anni e 364 giorni), fermo restando in tale caso che le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro i 25 anni.

In ogni caso e fermi restando i presupposti di instaurazione del rapporto, il contratto di lavoro intermittente è ammesso, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore alle 400 giornate di effettivo lavoro nell'arco di 3 anni solari.
Fanno eccezione i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.
In caso di superamento del periodo il relativo rapporto si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato (Circ. Min. Lav. 29 agosto 2013 n. 35).

 

 

 

 

Il Consiglio dei Ministri ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 del 17 marzo 2017, il Decreto n. 25 del 17 marzo 2017, con le disposizioni urgenti per l’abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio.

In particolare, il Decreto 25/2017 all'articolo 1 abroga il lavoro accessorio (articoli da 48 a 50 del decreto legislativo n. 81 del 2015).

Viene lasciato un periodo transitorio, per i buoni acquistati in precedenza, che potranno essere utilizzati, in prestazioni di lavoro accessorio, entro il 31 dicembre 2017.

​Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato in data 21 marzo 2017, sul proprio sito internet, un comunicato con il quale chiarisce che l’utilizzo, nel periodo transitorio (sino al 31 dicembre 2017), dei buoni per prestazioni di lavoro accessorio dovrà essere effettuato nel rispetto delle disposizioni abrogate dal Decreto legge 17 marzo 2017, n. 25.

Il Ministero del Lavoro comunica le caselle di posta elettronica dedicate alla gestione dei Voucher,operative presso gli Ispettorati Territoriali del Lavoro (ITL).

I vecchi indirizzi resteranno validi, e compiranno in automatico il reindirizzamento ai nuovi, fino a domenica 30 aprile 2017. Dopo tale data, essi saranno definitivamente disattivati.

 

VECCHI INDIRIZZI NUOVI INDIRIZZI
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La rottamazione delle cartelle esattoriali intralcia il procedimento del DURC: le imprese che aderiscono alla definizione agevolata non riescono ad avere il documento di regolarità contributiva fino al pagamento della prima rata, quindi fino al prossimo mese di luglio. 

Il punto è il seguente: l’impresa che chiede l’accesso alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali relative a contributi previdenziali in base a quanto previsto dal Dl 193/2016, risulta con DURC irregolare fino a quando non paga la prima o unica rata prevista dal piano messo a punto con Equitalia in seguito alla richiesta. Con la conseguenza che risulta pregiudicata la partecipazione a gare e appalti e a tutti gli
adempimenti che richiedono un DURC in corso di validità.

La procedura per la rottamazione delle cartelle è la seguente: si presenta la domanda a Equitalia entro il 31 marzo 2017, l’agente della riscossione entro il successivo 31 maggio risponde al contribuente. Se la domanda viene accolta, la risposta contiene anche piano di rateazione e e bollettini per le rate. Il primo pagamento avviene nel luglio 2017.

Facciamo un esempio: la società Rossi srl ha in essere una dilazione di 12 rate con Equitalia, la interrompe a fine febbraio per aderire alla rottamazione del ruolo. Per i mesi di marzo, aprile e maggio non verserà più alcuna rata, in attesa di ottenere il nuovo piano di ammortamento successivo all'accoglimento della domanda di rottamazione presentata. In questi tre mesi il piano di ammortamento preesistente decadrà (non si sono versate le rate). Una eventuale richiesta di Durc comporterà un esito negativo, almeno fino all'accoglimento della domanda di rottamazione.

 

La situazione è dovuta a un disallineamento tra decreto fiscale (dl 193/2016) e normativa sul Durc (dlgs 46/99), e sta creando non pochi problemi operativi, tanto che il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, tramite il suo vicepresidente Vincenzo Silveri, ha scritto sia a Equitalia sia all’Inps (Istituto nazionale di previdenza sociale) evidenziando l'incongruenza.