L’esenzione IMU e TASI per l’abitazione principale si applica anche a due immobili posseduti da due coniugi in comuni diversi, purché oltre alla residenza anagrafica nell’immobile, corrisponda l’abitualità della dimora presso quella abitazione.

Così ha stabilito la Commissione Tributaria di Brescia con la sentenza n. 605/2/2016, che ha chiarito le condizioni che determinano l’attuarsi dell’esenzione da IMU e TASI in tale specifico caso, precisamente:

  • i due immobili devono trovarsi in due Comuni diversi;
  • i soggetti in questione devono aver fissato la propria residenza presso ciascuna proprietà comunicandola al Comune di riferimento;
  • gli stessi devono dichiarare la propria dimora abituale in ciascuna abitazione;

Nel caso in questione, una contribuente aveva ricevuto avvisi di accertamento ai fini IMU e TASI, attraverso i quali il Comune, non riconoscendo spettante l’agevolazione per abitazione principale, chiedeva il pagamento delle imposte. La motivazione risiedeva nel fatto che il nucleo familiare godeva già di un’agevolazione in riferimento ad un altro immobile posseduto dal marito della contribuente, ma situato in un Comune diverso.

Impugnando tali avvisi in sede di Ctp, la contribuente si vedeva riconosciuto il diritto all’esenzione poiché i giudici hanno rilevato la presenza di entrambe le condizioni previste dalla legge: un immobile adibito a “dimora abituale” nel quale era stata trasferita anche la “residenza anagrafica”.
Nella norma, infatti, non si esclude la possibilità di più “abitazioni principali” del nucleo familiare, purché tali abitazioni non siano ricomprese nello stesso territorio comunale e questo per evitare una duplicazione del beneficio.

È vero, ai fini dell’esenzione dal pagamento di Imu e Tasi, la legge considera “prima casa” l’immobile in cui vivono «il possessore e il suo nucleo familiare», ma questo concetto – a detta dei giudici tributari – può essere esteso anche al caso in cui i due coniugi posseggano due immobili in Comuni diversi e, oltre alla residenza anagrafica, vi abbiano fissato anche la dimora abituale.

Quindi, per non pagare Imu e Tasi non è sufficiente che il marito o la moglie sposti la propria residenza nella casa di sua proprietà situata in una città differente, ma è necessario anche vi viva abitualmente. In altre parole, per beneficiare dell’esenzione fiscale in commento la coppia deve vivere di fatto lontana. Secondo infatti la sentenza in commento, i componenti del nucleo familiare devono aver stabilito dimora e residenza in abitazioni diverse, in Comuni diversi. Invece se i due immobili sono situati nel territorio dello stesso Comune, la coppia può usufruire dell’esenzione da Imu e Tasi solo per un immobile.

Si potrebbe eccepire che, trattandosi di una semplice sentenza di primo grado, il principio è suscettibile di differenti interpretazioni ad opera di altri giudici. Tuttavia, anche il Ministero dell’Economia ha sposato la stessa tesi nel corso di Telefisco 2014
. Secondo il Mef, marito o moglie possono fruire due volte dell’esenzione dal pagamento dell’Imu e della Tasi, ciascuno per la propria casa di proprietà, a condizione che detti immobili si trovino in Comuni diversi e, oltre alla residenza anagrafica, vi abbiano fissato anche la dimora abituale. In tal caso l’esenzione dall’imposta non può essere contestata, pur se il coniuge della contribuente usufruisce già della stessa agevolazione in un altro Comune.

L’Inps ha emanato il messaggio n. 4269 del 24 ottobre 2016, con il quale informa circa la possibilità di recuperare, da parte dei datori di lavoro, il “ticket licenziamento” versato nel 2016, in caso di fine rapporto di personale a tempo indeterminato per:

  • cambio di appalto con continuità occupazionale;
  • chiusura del cantiere in ambito edile;
  • cambio di gestore degli impianti di distribuzione del gas.

La possibilità di recupero è stata concessa dal decreto legge 210/2015, convertito con la legge 21/2016, il quale ha prorogato l’esenzione a tutto il 2016. 

Per il recupero del contributo eventualmente pagato nel periodo dal 1 gennaio 2016 alla data di pubblicazione del presente messaggio, i datori di lavoro utilizzeranno la procedura delle regolarizzazioni Uniemens. Analoga procedura di regolarizzazione Uniemens, dovrà essere utilizzata dai datori di lavoro per il recupero del contributo di licenziamento eventualmente già versato, ma non dovuto.

Con la circolare n. 1/2016 l’Ispettorato nazionale del lavoro fornisce le indicazioni operative per adempiere ai nuovi obblighi di legge, allegando una lista di indirizzi di posta elettronica dove far pervenire le comunicazioni cui sono tenuti i committenti prima di utilizzare i voucher.

Il personale ispettivo, precisa l'Ispettorato, terrà in debito conto, in relazione alla attività di vigilanza sul rispetto dei nuovi obblighi, l’assenza di indicazioni operative nel periodo intercorso tra l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 185/2016 e la specifica circolare.

Una maggiore semplificazione degli adempimenti sarà assicurata attraverso l’emanazione di un apposito decreto con il quale il Ministero del lavoro potrà, fra l’altro, definire l’utilizzo del sistema di comunicazione tramite Sms o introdurre ulteriori modalità applicative della disposizione.

Ricordiamo che l'obbligo di comunicazione preventiva, richiesto dalle nuove norme, dovrà essere rispettato da imprenditori non agricoli e professionisti almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione e dovrà riguardare ogni singolo lavoratore che sarà impegnato in prestazioni di lavoro accessorio. Sebbene per il committente resti invariata la dichiarazione di inizio attività già prevista nei confronti dell’INPS, egli dovrà, entro un'ora dall'inizio della prestazione, inviare una e-mail alla competente Direzione del lavoro - agli indirizzi di posta elettronica creati ed indicati in un documento allegato alla circolare - indicando il suo codice fiscale, la sua ragione sociale (da riportare anche nell'oggetto della e-mail) e i dati della prestazione con il voucher: dati anagrafici o codice fiscale del lavoratore; luogo della prestazione; giorno di inizio della prestazione ed ora di inizio e fine prestazione.

Per gli imprenditori agricoli varrà lo stesso termine di 60 minuti prima della prestazione, ma con contenuti parzialmente diversi. La comunicazione dovrà, infatti, contenere i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore; il luogo della prestazione e la durata con riferimento ad un arco temporale non superiore a 3 giorni.

L'Ispettorato annuncia, inoltre, che le Dtl potranno organizzare appositi incontri divulgativi con associazioni datoriali e ordini professionali per informare i committenti sulle nuove modalità di adempimento agli obblighi, ed invita i committenti a conservare una copia dell'email trasmessa alla Dtl così da semplificare l'attività di verifica del personale ispettivo. È prevista, infatti, una sanzione da 400.00 euro a 2.400,00 euro per ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione, ma non si interverrà nel periodo intercorso tra l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 185/2016 e la pubblicazione della circolare dell'Ispettorato.

Si informa, inoltre, che al termine della creazione di un'infrastruttura tecnologica che semplifichi i nuovi obblighi di comunicazione, sarà possibile definire la comunicazione tramite SMS o introdurre ulteriori modalità applicative della disposizione.

Tracciabilità dei voucher lavoro accessorio e correttivi alla riforma degli ammortizzatori sociali: sono i punti chiave del decreto di modifiche al Jobs Act approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 23 settembre. E’ quindi terminato l’iter legislativo del provvedimento presentato dal governo nel giugno scorso. Vediamo cosa prevede.

LAVORO ACCESSORIO

Confermati i limiti economici per la fruizione dei c.d. voucher (euro 2.000,00 netti annui per ogni committente con qualifica di impresa o professionista nel limite globale di euro 7.000,00 netti annui a favore del prestatore), viene introdotto l’obbligo per i committenti imprenditori non agricoli o professionisti di comunicare, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione, alla sede competente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (ex DTL), a mezzo SMS o e-mail, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione.

La sanzione amministrativa per la violazione di tale nuovo obbligo comunicativo viene prevista nella misura da euro 400 a euro 2.400 per ogni lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione, senza possibilità di accedere al pagamento della sanzione ridotta tramite l’istituto della diffida di cui all’articolo 13, D.Lgs. 124/2004.

STATO DI DISOCCUPAZIONE

Cambia la definizione di disoccupato: tale verrà considerato il soggetto privo di impiego che dichiara, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego»;

DIMISSIONI TELEMATICHE

Tra i soggetti ammessi a trasmettere per via telematica le dimissioni e risoluzioni consensuali dei lavoratori dipendenti vengono annoverati anche i Consulenti del Lavoro e le sedi dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (ex DTL).

Le novità sopra descritte entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione del Decreto Legislativo in Gazzetta Ufficiale.