Il governo con l'approvazione del decreto direttoriale n. 16 del 3 febbraio 2016 porta a compimento quello che era il passaggio logico e consequenziale del progetto "Garanzia Giovani".

Con "Garanzia Giovani" infatti il governo aveva cercato di dare una spinta occupazionale incentivando l'attivazione di tirocini per giovani disoccupati.

Il passaggio successivo, che ora viene a concretizzarsi, è quello di incentivare la stabilizzazione di questi tirocini trasformandoli in contratti a tempo indeterminato.

Con il progetto “Super Bonus Occupazione-trasformazione tirocini” viene riconosciuto un incentivo economico variabile dai 3.000 ai 12.000€ (in base alla classe di profilazione assegnata al giovane dai centri per l'impiego) fruibile in 12 quote mensili di pari importo, a quei datori di lavoro che assumono (dal primo mazro 2016 al 31 dicembre 2016) un giovane che abbia svolto un tirocinio curriculare e/o extracurriculare nell'ambito del Programma "Garanzia Giovani".

 

Con l’entrata in vigore del d.lgs. n. 8/2016, dal 6 febbraio 2016 non è più perseguibile penalmente chi non versa i contributi previdenziali, se tale omissione non supera la soglia di 10.000 euro annui.

La normativa previgente puniva con la reclusione fino a tre anni l’omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.

Nella nuova formulazione in vigore dal 6 febbraio 2016, la perseguibilità penale dell’illecito (ancora con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032 euro) è confermata soltanto quando l’omesso versamento delle ritenute è riferito ad un importo superiore a 10.000 euro annui. Al di sotto di tale soglia, l’omissione è punita soltanto con una sanzione amministrativa pecuniaria, da individuarsi tra il minimo di 10.000 ed il massimo di 50.000 euro, limiti individuati dalla nuova disposizione. 

Il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

Si tratta, in verità, di un doppio binario. Il legislatore identifica il discrimine nel superamento della soglia dei 10.000 € annui di contributi omessi. Oltre a tale cifra l'illecito, come stabilito dalla normativa precedente, rimarrà penalmente sanzionabile. Al di sotto di tale somma, invece, si applicherà esclusivamente la sanzione amministrativa pecuniaria.

L’art. 8 del d.l.gs. n. 8/2016 poi, prevede l’applicabilità delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal nuovo regime anche alle violazioni commesse prima della sua entrata in vigore.

 

Dopo i recenti cambiamenti tesi a rendere il mercato del lavoro più flessibile, con il superamento delle rigidità previste dall’articolo 18 in favore di compensazioni di tipo economico, il legislatore ha conseguentemente proceduto ad un rafforzamento dei meccanismi di sostegno al reddito.

Arrivati a questo punto può essere utile una panoramica di quelli che sono stati e quelli che saranno gli interventi in questo ambito.

 

  • NASPI: lo strumento principe nell’ambito del sostegno al reddito è sicuramente la nuova assicurazione sociale per l'impiego (NASPI). Essa nasce dalla fusione tra la vecchie ASPI e MINI-ASPI. Si trattava chiaramente di una semplificazione necessaria e che viene accompagnata da un'altra novità: la durata massima passa da 18 a 24 mesi.
  • ASDI: oltre alla NASPI il legislatore, sempre nel Jobs Act, ha introdotto un nuovo strumento di sostengo al reddito, della durata massima di 6 mesi. Stiamo parlando dell'assegno di disoccupazione (ASDI). L'ASDI può essere attivata da quei soggetti che hanno già goduto della NASPI senza però esser riusciti a ricollocarsi sul mercato del lavoro: il godimento della NASPI, unito al mantenimento dello status di disoccupato, permetterà loro di accedere anche a quest'ultima forma di sostegno al reddito.
  • DISS-COLL: per la prima volta anche dei soggetti titolari di rapporto di lavoro parasubordinato si sono visti riconoscere il diritto a percepire una indennità di disoccupazione, più nello specifico la misura adottata tramite Jobs Act si è indirizzata verso i rapporti di co.co.pro., permettendo ai collaboratori che ne avessero i requisiti di presentare domanda per indennità di disoccupazione per i collaboratori con rapporto di collaborazione coordinata (DIS-COLL).
  • SIA: con il Consiglio dei Ministri del 28 gennaio, il Governo ha presentato una legge delega recante norme relative al contrasto alla povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali. Nell’ambito di questo generale riordino, l'esecutivo prevede di introdurre un nuovo strumento universalistico di durata permanente rivolto a chi si trova in condizioni di difficoltà. Tramite esso verrà riconosciuto un sussidio pari ad 80€ mensili per componente del nucleo familiare con un tetto massimo di 400€. In questo modo si andrà a rendere strutturale il cosiddetto sostegno di inclusione attiva (SIA), misura introdotta in via sperimentale nel 2013 nelle 12 città italiane più popolose.

Il Jobs Act degli autonomi è un disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità 2016. In data 28 gennaio è stato approvato dal Consiglio dei ministri e ora passerà alle Commissioni parlamentari e poi all’esame delle aule.

Questo provvedimento interessa il popolo delle partite Iva e introduce delle misure anche in materia di lavoro agile, il cosiddetto “smart working”. I destinatari del disegno di legge sono tutti i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’INPS, ovvero privi di un ordine di riferimento, e i professionisti appartenenti agli albi, eccetto che per le norme in materia di previdenza e malattia poiché per loro continueranno a valere le regole delle casse di appartenenza.

Restano esclusi quindi piccoli imprenditori, artigiani e commercianti iscritti alla Camera di Commercio.

 

I due provvedimenti, due disegni di legge collegati alla legge di Stabilità, sono infatti stati presentati al Consiglio dei ministri di oggi.  

Il provvedimento va a toccare le problematiche più accusate dai titolari di partita iva: malattia, costi di formazione e agevolazioni fiscali: 

  • Co.co.co.: il disegno di legge definisce collaborazione coordinata quel rapporto in cui la prestazione, pur se coordinata di comune accordo tra le parti, venga svolta in maniera autonoma. In questo modo viene esclusa dalla presunzione di subordinazione prevista dal Jobs Act, secondo cui le collaborazioni a carattere personale, continuativo, nella quali il committente scelga tempo e luogo di lavoro devono essere trasformate in lavoro subordinato.
  • Maternità: le lavoratrici autonome, iscritte alla gestione separata INPS, non saranno più obbligate a sospendere del tutto l’attività lavorativa durante i 5 mesi di maternità previsti dalla legge. Oggi, invece, per poter ricevere l’indennità la lavoratrice deve necessariamente dimostrare l’astensione dal lavoro.
  • Malattia grave: in caso di malattia superiore a due mesi si potrà sospendere il pagamento dei contributi sociali fino a due anni. I contributi potranno essere saldati a rate al termine della malattia per un periodo pari al triplo della fase di sospensione del pagamento. Il Jobs Act degli autonomi prevede inoltre, sempre per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS, l’equiparazione delle terapie oncologiche alla degenza ospedaliera ai fini dell’indennità da erogare.
  • Formazione: le spese per corsi di formazione, aggiornamento e master, saranno deducibili per un massimo di 10 mila euro e per un massimo di 5 mila euro le spese per la certificazione delle competenze. 
  • Appalti: le amministrazioni pubbliche dovranno promuovere la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici favorendo il loro accesso alle informazioni sulle gare pubbliche, anche attraverso sportelli dedicati. Tali punti informativi potrebbero essere individuati nei Centri per l’Impiego. La misura inevitabilmente genera alcune perplessità dal momento che i CPI, dalla loro introduzione sino ad oggi, come rilevato qui, non hanno ottenuto risultati soddisfacenti nemmeno in materia di lavoro dipendente.
  • Accesso ai fondi europei: i lavoratori autonomi vengono parificati ai piccoli imprenditori ai fini dell’accesso ai PON e ai POR a valere sui fondi strutturali europei.
  • Agevolazioni fiscali: viene permessa la deducibilità nella misura del 100% delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità finalizzate all’inserimento o reinserimento del lavoratore autonomo nel mercato del lavoro. Le spese per la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale saranno detraibili al 100%. La detraibilità potrebbe essere vincolata al requisito del’accreditamento. Questo significa che i lavoratori potranno dedurre i costi per l’aggiornamento professionale e la formazione solo per i corsi tenuti presso enti accreditati, il che ridurrebbe la possibilità di scegliere corsi più adatti alla propria professione;
  • Ritardati pagamenti: la disciplina sugli interessi moratori (D.Lgs. 231/2002) sarà applicabile anche ai rapporti commerciali tra lavoratori autonomi e imprese, e tra lavoratori autonomi. Da ciò deriva che in caso di ritardato pagamento delle fatture, il committente sarà obbligato a corrispondere gli interessi moratori al lavoratore. Il decreto sugli interessi di mora è stata introdotto su spinta europea per far fronte alla spinosa questione dei ritardi nei pagamenti, ma il suo ambito di applicazione è (per lo meno fino a che non entrerà in vigore il nuovo disegno di legge) circoscritto alle transazioni commerciali tra imprenditori e tra imprenditori e pubblica amministrazione. In forza di una modifica del 2012, il provvedimento prevede, tra l’altro, che in assenza di diverse previsioni contrattuali il termine massimo per il pagamento delle fatture è di 60 giorni. Nonostante ciò la misura non ha mostrato finora un’effettiva efficacia poiché chi lavora con la pubblica amministrazione sa bene che i ritardi nei pagamenti sono cronici e connessi anche alla mancanza dei fondi, e anche nei rapporti tra imprese, i ritardi sono una prassi diffusa e strettamente connessa al generale contesto di crisi. 
  • Clausole abusive: saranno considerate abusive e pertanto vietate tutte quelle clausole di un contratto di lavoro autonomo che realizzano un eccessivo squilibrio tra le parti a favore del committente, nello specifico saranno prive di effetto tutte quelle clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto, di recedere dal contratto senza congruo preavviso, di stabilire termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla fattura.
  • Giudice del lavoro: alle controversie relative ai rapporti di lavoro autonomi si applicherà il rito del lavoro, il lavoratore autonomo avrà quindi la possibilità di rivolgersi al giudice del lavoro in caso di controversia.