Nuovi voucher in agricoltura, si parte. L' Inps ha dato il via, infatti, alla procedura per l' acquisto dei nuovi buoni per il lavoro accessorio, reintrodotti dalla legge 96/2018 di conversione del cosiddetto decreto dignità (dl 87/2018), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 186 dell' 11 agosto 2018. Sono attesi circa 50 mila posti di lavoro occasionali da recuperare. La procedura sarà a disposizione sul sito dell' Istituto. Ad annunciarlo la Coldiretti, in una nota diffusa ieri, attraverso la quale viene precisato che «sono operative le prime modifiche, come l' allungamento della durata da tre a dieci giorni entro cui è possibile svolgere la prestazione occasionale, un aggiornamento molto atteso dalle imprese agricole, soprattutto con l' inizio della vendemmia. Un primo segnale di sburocratizzazione che va nel verso auspicato dal mondo agricolo».
Infatti, la nuova procedura permetterà un reperimento più rapido, in quanto sarà possibile utilizzare un unico procedimento per un utilizzo di lavoro occasionale superiore ai tre giorni: prima della modifica, e prima dell' abolizione dei voucher, essendo il limite massimo fissato a tre giorni, per utilizzare un lavoratore per un periodo di tempo più lungo era necessario ripetere l' operazione più colte.

Secondo quanto previsto dall'art. 1 co. 910-914 della L. 205/2017 (legge di bilancio 2018), dall'1.7.2018 scatterà l'obbligo, per i datori di lavoro o committenti, di corrispondere ai lavoratori la retribuzione od ogni suo anticipo attraverso una banca o un ufficio postale, utilizzando specifici mezzi tracciabili. Si specifica, per chiarezza, che l'obbligo decorre dal 1° luglio e che, quindi, le retribuzioni del mese di giugno dovranno esser corrisposte solo con mezzi tracciabili.

La preclusione all’uso del contante è prevista per qualsiasi rapporto di natura lavorativa, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione, sia essa autonoma o subordinata (es. rapporto dipendente, collaborazione coordinata e continuativa, lavoro occasionale autonomo ecc.).

Rientrano nella disposizione anche i rapporti di lavoro instaurati, in qualsiasi forma, dalle cooperative con i propri soci (ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142).

L'obbligo in questione non trova applicazione nei rapporti di lavoro domestico e a quelli comunque rientranti nell'ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti ai servizi familiari e domestici. In caso di violazione dell'obbligo in argomento, è prevista l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria con un importo variabile da 1.000,00 a 5.000,00 euro. 

 


Queste le uniche modalità di pagamento previste, dal legislatore, dal 1° luglio 2018:

  • bonifico (bancario o postale) sul conto – identificato dal codice IBAN – indicato dal lavoratore
  • strumenti di pagamento elettronico
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. Viene considerato comprovato l’impedimento qualora il delegato sia: il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a 16 anni.

Un’ultima precisazione il legislatore la dispone in merito al valore della quietanza, fornita dal lavoratore con la sottoscrizione della busta paga.

L’ultimo periodo del comma 912 evidenzia come la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisca prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. 

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) ha emanato la circolare n. 8 del 18 aprile 2018, con la quale fornisce, ai propri ispettori, alcune indicazioni operative che possano essere utili al corretto inquadramento dei tirocini, in particolare di quelli extracurriculari.

Negli ultimi anni c’è stato un incremento esponenziale nell'uso, da parte delle aziende, dei tirocini formativi. L'Ispettorato ritiene che alcuni di questi si sviluppino, nei fatti, quali rapporti di lavoro subordinato. È pertanto necessario che la verifica ispettiva valuti complessivamente le modalità di svolgimento del tirocinio in modo tale da poter ritenere l’attività del tirocinante effettivamente funzionale all'apprendimento e non piuttosto all'esercizio di una mera prestazione lavorativa.

Particolare attenzione sarà la verifica dell’osservanza della normativa regionale, nel cui ambito viene svolto il tirocinio.

Queste, a titolo esemplificativo, le possibili ipotesi di violazione della normativa regionale:

  • tirocinio attivato in relazione ad attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo, in quanto attività del tutto elementari e ripetitive;
  • tirocinio attivato con un soggetto che non rientra nelle casistiche indicate dalla legge regionale e che, esemplificando, le linee guida indicano al punto 1 lettere da a) ad e) (soggetti in stato di disoccupazione, beneficiari di strumenti di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro, lavoratori a rischio di disoccupazione, soggetti già occupati che siano in cerca di altra occupazione, soggetti disabili e svantaggiati);
  • tirocinio di durata inferiore al limite minimo stabilito dalla legge regionale;
  • tirocinio attivato da soggetto promotore che non possiede i requisiti previsti dalla legge regionale;
  • totale assenza di convezione tra soggetto ospitante e soggetto promotore;
  • totale assenza di PFI;
  • coincidenza tra soggetto promotore e soggetto ospitante;
  • tirocinio attivato per sostituire lavoratori subordinati nei periodi di picco delle attività e personale in malattia, maternità o ferie;
  • tirocinio attivato per sopperire ad esigenze organizzative del soggetto ospitante. Ciò può pertanto avvenire, a titolo esemplificativo, nei casi in cui il buon andamento dell’unità produttiva è demandato al solo tirocinante (es. unico cameriere all'interno di un pubblico esercizio) oppure nei casi in cui quest’ultimo svolga in maniera continuativa ed esclusiva un’attività essenziale e non complementare all'organizzazione aziendale e sia in essa perfettamente inserito;
  • tirocinio attivato con un soggetto che abbia avuto un rapporto di lavoro subordinato o una collaborazione coordinata e continuativa con il soggetto ospitante negli ultimi due anni;
  • tirocinio attivato con un soggetto con il quale è intercorso un precedente rapporto di tirocinio, fatte salve eventuali proroghe o rinnovi nel rispetto della durata massima prevista dalla legge regionale;
  • tirocinio attivato in eccedenza rispetto al numero massimo consentito ex lege;
  • impiego del tirocinante per un numero di ore superiore rispetto a quello indicato nel PFI in modo continuativo e sistematico durante l’arco temporale di svolgimento del rapporto. La sistematicità, a titolo esemplificativo, può ricorrere ove il tirocinante venga impiegato per un numero di ore superiore di almeno il 50% rispetto a quello stabilito dal PFI;
  • difformità tra quanto previsto dal PFI in termini di attività previste come oggetto del tirocinio e quanto effettivamente svolto dal tirocinante presso il soggetto ospitante;
  • corresponsione significativa e non episodica di somme ulteriori rispetto a quanto previsto nel PFI.

Inoltre, particolare attenzione potrà assumere l’assoggettamento del tirocinante alle medesime regole vigenti per il personale dipendente in relazione, in particolare, alla gestione delle presenze e all'organizzazione dell’orario, oppure l’imposizione al tirocinante di standard di rendimento periodici, rilevati mediante i sistemi di misurazione utilizzati per i lavoratori, in funzione del raggiungimento degli obiettivi produttivi aziendali.

Con la risoluzione n. 31 del 20 aprile 2018, l’agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in materia di contratti di locazione a uso abitativo a canone concordato, precisando, per i contratti “non assistiti”, gli elementi necessari per il riconoscimento delle agevolazioni tributarie previste.

Nell'ambito della stesura di un contratto di locazione, le parti possono farsi assistere nella definizione del canone effettivo dalle rispettive organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori. Qualora, invece, si tratti di contratto non assistito, le parti devono acquisire un’attestazione, rilasciata da almeno una delle organizzazioni rappresentative della proprietà edilizia e dei conduttori, della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all'accordo stesso (decreto delle Infrastrutture del 16 gennaio 2017). L’attestazione ha valore anche ai fini delle agevolazioni fiscali.  

La risoluzione 31/2018 afferma, quindi, che per i contratti “non assistiti”, l’attestazione è un elemento necessario per avere l’applicazione delle agevolazioni collegate ai contratti di locazione a canone concordato: applicazione dell’aliquota ridotta del 10% per la cedolare secca; ulteriore riduzione del 30%, ai fini Irpef, del reddito imponibile del proprietario. Ai fini dell' I.m.u. e della Ta.s.i. con riferimento agli immobili locati con contratti a canone concordato l'imposta e' determinata applicando rispettivamente l'aliquota stabilita dal comune, con riduzione al 75 per cento

Non è necessario ottenere l’attestazione quando i contratti di locazione sono stati stipulati prima dell’entrata in vigore del Dm 16 gennaio 2017 ovvero anche successivamente, laddove non risultino stipulati Accordi territoriali dalle Organizzazioni Sindacali e dalle Associazioni degli inquilini e dei proprietari di immobili che hanno recepito le previsioni dettate dal citato decreto.