Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, ha emanato il Decreto Direttoriale del 4 ottobre 2018, concernente la determinazione della riduzione dei contributi previdenziali ed assistenziali in favore dei datori di lavoro del settore edile.

La riduzione prevista dall'articolo 29, comma 2, del decreto legge 23 giugno 1995, n. 244, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1995, n. 341, è individuata, per l’anno 2018, nella misura dell’11,50%.

Sempre più spesso i lavoratori “sfuggono” alla procedura telematica prevista dal legislatore per fornire le proprie dimissioni e, così facendo, preferiscono recedere dal rapporto di lavoro in maniera verbale o con una semplice lettera (o e-mail) indirizzata al datore di lavoro. Lettera che, purtroppo, non ha una valenza giuridica. Alcuni lavoratori sono propensi a farsi licenziare perché, non avendo nell'immediato altra prospettiva lavorativa, acquisiscono il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione (NASpI). Per quanto l’obbligo comunicativo sia a carico del lavoratore, l’inattività di quest’ultimo ricade sull'azienda che non ha certezza circa la conclusione del rapporto di lavoro.

Una possibilità è che l’azienda si sostituisca al lavoratore, recedendo dal rapporto di lavoro per assenza ingiustificata di quest’ultimo e quindi con un licenziamento per giusta causa. Per fare ciò, il datore di lavoro deve predisporre il procedimento disciplinare, previsto dall'articolo 7, legge n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori).

Per quanto il licenziamento per giusta causa non preveda l’erogazione di una indennità di preavviso al lavoratore, l’azienda, comunque, dovrà pagare all'Inps il c.d. ticket licenziamento, dovuto dal datore di lavoro privato in caso di licenziamento di un lavoratore assunto a tempo indeterminato.

Qualora le competenze di fine rapporto fossero cospicue, potrebbe essere il caso di invitare il lavoratore a fornire le dimissioni online, così come previsto dalla normativa, con una raccomandata con ricevuta di ritorno. Nella lettera l’azienda dovrà precisare la corretta procedura che il lavoratore dovrà seguire per fornire ufficialmente le proprie dimissioni. Inoltre, dovrà informare l’interessato che in mancanza dell’ufficialità delle sue dimissioni con le modalità telematiche previste dal legislatore, e specificate nell'articolo 26, D.Lgs. n. 151/2015, l’azienda non corrisponderà le competenze di fine rapporto, erogabili unicamente alla conclusione del rapporto di lavoro. In questo modo, il lavoratore potrebbe avere un interesse economico a fornire quanto il legislatore gli richiede per la risoluzione volontaria del rapporto di lavoro: le dimissioni online.

 

Nuovi voucher in agricoltura, si parte. L' Inps ha dato il via, infatti, alla procedura per l' acquisto dei nuovi buoni per il lavoro accessorio, reintrodotti dalla legge 96/2018 di conversione del cosiddetto decreto dignità (dl 87/2018), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 186 dell' 11 agosto 2018. Sono attesi circa 50 mila posti di lavoro occasionali da recuperare. La procedura sarà a disposizione sul sito dell' Istituto. Ad annunciarlo la Coldiretti, in una nota diffusa ieri, attraverso la quale viene precisato che «sono operative le prime modifiche, come l' allungamento della durata da tre a dieci giorni entro cui è possibile svolgere la prestazione occasionale, un aggiornamento molto atteso dalle imprese agricole, soprattutto con l' inizio della vendemmia. Un primo segnale di sburocratizzazione che va nel verso auspicato dal mondo agricolo».
Infatti, la nuova procedura permetterà un reperimento più rapido, in quanto sarà possibile utilizzare un unico procedimento per un utilizzo di lavoro occasionale superiore ai tre giorni: prima della modifica, e prima dell' abolizione dei voucher, essendo il limite massimo fissato a tre giorni, per utilizzare un lavoratore per un periodo di tempo più lungo era necessario ripetere l' operazione più colte.

Secondo quanto previsto dall'art. 1 co. 910-914 della L. 205/2017 (legge di bilancio 2018), dall'1.7.2018 scatterà l'obbligo, per i datori di lavoro o committenti, di corrispondere ai lavoratori la retribuzione od ogni suo anticipo attraverso una banca o un ufficio postale, utilizzando specifici mezzi tracciabili. Si specifica, per chiarezza, che l'obbligo decorre dal 1° luglio e che, quindi, le retribuzioni del mese di giugno dovranno esser corrisposte solo con mezzi tracciabili.

La preclusione all’uso del contante è prevista per qualsiasi rapporto di natura lavorativa, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione, sia essa autonoma o subordinata (es. rapporto dipendente, collaborazione coordinata e continuativa, lavoro occasionale autonomo ecc.).

Rientrano nella disposizione anche i rapporti di lavoro instaurati, in qualsiasi forma, dalle cooperative con i propri soci (ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142).

L'obbligo in questione non trova applicazione nei rapporti di lavoro domestico e a quelli comunque rientranti nell'ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti ai servizi familiari e domestici. In caso di violazione dell'obbligo in argomento, è prevista l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria con un importo variabile da 1.000,00 a 5.000,00 euro. 

 


Queste le uniche modalità di pagamento previste, dal legislatore, dal 1° luglio 2018:

  • bonifico (bancario o postale) sul conto – identificato dal codice IBAN – indicato dal lavoratore
  • strumenti di pagamento elettronico
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento
  • emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. Viene considerato comprovato l’impedimento qualora il delegato sia: il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a 16 anni.

Un’ultima precisazione il legislatore la dispone in merito al valore della quietanza, fornita dal lavoratore con la sottoscrizione della busta paga.

L’ultimo periodo del comma 912 evidenzia come la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisca prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.