Il Jobs Act degli autonomi è un disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità 2016. In data 28 gennaio è stato approvato dal Consiglio dei ministri e ora passerà alle Commissioni parlamentari e poi all’esame delle aule.

Questo provvedimento interessa il popolo delle partite Iva e introduce delle misure anche in materia di lavoro agile, il cosiddetto “smart working”. I destinatari del disegno di legge sono tutti i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata dell’INPS, ovvero privi di un ordine di riferimento, e i professionisti appartenenti agli albi, eccetto che per le norme in materia di previdenza e malattia poiché per loro continueranno a valere le regole delle casse di appartenenza.

Restano esclusi quindi piccoli imprenditori, artigiani e commercianti iscritti alla Camera di Commercio.

 

I due provvedimenti, due disegni di legge collegati alla legge di Stabilità, sono infatti stati presentati al Consiglio dei ministri di oggi.  

Il provvedimento va a toccare le problematiche più accusate dai titolari di partita iva: malattia, costi di formazione e agevolazioni fiscali: 

  • Co.co.co.: il disegno di legge definisce collaborazione coordinata quel rapporto in cui la prestazione, pur se coordinata di comune accordo tra le parti, venga svolta in maniera autonoma. In questo modo viene esclusa dalla presunzione di subordinazione prevista dal Jobs Act, secondo cui le collaborazioni a carattere personale, continuativo, nella quali il committente scelga tempo e luogo di lavoro devono essere trasformate in lavoro subordinato.
  • Maternità: le lavoratrici autonome, iscritte alla gestione separata INPS, non saranno più obbligate a sospendere del tutto l’attività lavorativa durante i 5 mesi di maternità previsti dalla legge. Oggi, invece, per poter ricevere l’indennità la lavoratrice deve necessariamente dimostrare l’astensione dal lavoro.
  • Malattia grave: in caso di malattia superiore a due mesi si potrà sospendere il pagamento dei contributi sociali fino a due anni. I contributi potranno essere saldati a rate al termine della malattia per un periodo pari al triplo della fase di sospensione del pagamento. Il Jobs Act degli autonomi prevede inoltre, sempre per gli iscritti alla gestione separata dell’INPS, l’equiparazione delle terapie oncologiche alla degenza ospedaliera ai fini dell’indennità da erogare.
  • Formazione: le spese per corsi di formazione, aggiornamento e master, saranno deducibili per un massimo di 10 mila euro e per un massimo di 5 mila euro le spese per la certificazione delle competenze. 
  • Appalti: le amministrazioni pubbliche dovranno promuovere la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici favorendo il loro accesso alle informazioni sulle gare pubbliche, anche attraverso sportelli dedicati. Tali punti informativi potrebbero essere individuati nei Centri per l’Impiego. La misura inevitabilmente genera alcune perplessità dal momento che i CPI, dalla loro introduzione sino ad oggi, come rilevato qui, non hanno ottenuto risultati soddisfacenti nemmeno in materia di lavoro dipendente.
  • Accesso ai fondi europei: i lavoratori autonomi vengono parificati ai piccoli imprenditori ai fini dell’accesso ai PON e ai POR a valere sui fondi strutturali europei.
  • Agevolazioni fiscali: viene permessa la deducibilità nella misura del 100% delle spese sostenute per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno all’auto-imprenditorialità finalizzate all’inserimento o reinserimento del lavoratore autonomo nel mercato del lavoro. Le spese per la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale saranno detraibili al 100%. La detraibilità potrebbe essere vincolata al requisito del’accreditamento. Questo significa che i lavoratori potranno dedurre i costi per l’aggiornamento professionale e la formazione solo per i corsi tenuti presso enti accreditati, il che ridurrebbe la possibilità di scegliere corsi più adatti alla propria professione;
  • Ritardati pagamenti: la disciplina sugli interessi moratori (D.Lgs. 231/2002) sarà applicabile anche ai rapporti commerciali tra lavoratori autonomi e imprese, e tra lavoratori autonomi. Da ciò deriva che in caso di ritardato pagamento delle fatture, il committente sarà obbligato a corrispondere gli interessi moratori al lavoratore. Il decreto sugli interessi di mora è stata introdotto su spinta europea per far fronte alla spinosa questione dei ritardi nei pagamenti, ma il suo ambito di applicazione è (per lo meno fino a che non entrerà in vigore il nuovo disegno di legge) circoscritto alle transazioni commerciali tra imprenditori e tra imprenditori e pubblica amministrazione. In forza di una modifica del 2012, il provvedimento prevede, tra l’altro, che in assenza di diverse previsioni contrattuali il termine massimo per il pagamento delle fatture è di 60 giorni. Nonostante ciò la misura non ha mostrato finora un’effettiva efficacia poiché chi lavora con la pubblica amministrazione sa bene che i ritardi nei pagamenti sono cronici e connessi anche alla mancanza dei fondi, e anche nei rapporti tra imprese, i ritardi sono una prassi diffusa e strettamente connessa al generale contesto di crisi. 
  • Clausole abusive: saranno considerate abusive e pertanto vietate tutte quelle clausole di un contratto di lavoro autonomo che realizzano un eccessivo squilibrio tra le parti a favore del committente, nello specifico saranno prive di effetto tutte quelle clausole che attribuiscono al committente la facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto, di recedere dal contratto senza congruo preavviso, di stabilire termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla fattura.
  • Giudice del lavoro: alle controversie relative ai rapporti di lavoro autonomi si applicherà il rito del lavoro, il lavoratore autonomo avrà quindi la possibilità di rivolgersi al giudice del lavoro in caso di controversia.