Con l’entrata in vigore del d.lgs. n. 8/2016, dal 6 febbraio 2016 non è più perseguibile penalmente chi non versa i contributi previdenziali, se tale omissione non supera la soglia di 10.000 euro annui.

La normativa previgente puniva con la reclusione fino a tre anni l’omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti.

Nella nuova formulazione in vigore dal 6 febbraio 2016, la perseguibilità penale dell’illecito (ancora con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032 euro) è confermata soltanto quando l’omesso versamento delle ritenute è riferito ad un importo superiore a 10.000 euro annui. Al di sotto di tale soglia, l’omissione è punita soltanto con una sanzione amministrativa pecuniaria, da individuarsi tra il minimo di 10.000 ed il massimo di 50.000 euro, limiti individuati dalla nuova disposizione. 

Il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell’avvenuto accertamento della violazione.

Si tratta, in verità, di un doppio binario. Il legislatore identifica il discrimine nel superamento della soglia dei 10.000 € annui di contributi omessi. Oltre a tale cifra l'illecito, come stabilito dalla normativa precedente, rimarrà penalmente sanzionabile. Al di sotto di tale somma, invece, si applicherà esclusivamente la sanzione amministrativa pecuniaria.

L’art. 8 del d.l.gs. n. 8/2016 poi, prevede l’applicabilità delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal nuovo regime anche alle violazioni commesse prima della sua entrata in vigore.