Con la correzione del Decreto legislativo n. 81 del 2015 arriva la stretta già più volte annunciata dal governo sull'utilizzo dei buoni lavoro (cosiddetti voucher). Mutuando la procedura già utilizzata per tracciare il lavoro intermittente, si prevede che i committenti imprenditori non agricoli o professionisti, che ricorrono a prestazioni di lavoro accessorio sono tenuti, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro accessorio, a comunicare alla sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo, il giorno e l’ora di inizio e di fine della prestazione. I committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 3 giorni. In caso di violazione degli obblighi di comunicazione si applica la medesima sanzione prevista per il lavoro intermittente ovvero la sanzione amministrativa da euro 400 a 2.400 in relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione.

Una regolamentazione dei voucher lavoro era infatti d’obbligo, visto che i buoni lavoro dell’Inps costituiscono uno strumento con il quale si assicura la retribuzione, l’assicurazione, il pagamento dei contributi per le prestazioni svolte saltuariamente, dove non c’è necessità di assumere il lavoratore. Ricordiamo che ogni Voucher vale 10 euro e corrisponde a un’ora di lavoro anche se in realtà al lavoratore vanno solo 7,50 euro. Della parte rimanente: 1,30 euro sono riconosciuti come contributi previdenziali; 75 centesimi vanno all’Inail per l’assicurazione sugli infortuni; 50 centesimi spettano all’Inps per la gestione dei voucher.