Con la risoluzione n. 31 del 20 aprile 2018, l’agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in materia di contratti di locazione a uso abitativo a canone concordato, precisando, per i contratti “non assistiti”, gli elementi necessari per il riconoscimento delle agevolazioni tributarie previste.

Nell'ambito della stesura di un contratto di locazione, le parti possono farsi assistere nella definizione del canone effettivo dalle rispettive organizzazioni della proprietà edilizia e dei conduttori. Qualora, invece, si tratti di contratto non assistito, le parti devono acquisire un’attestazione, rilasciata da almeno una delle organizzazioni rappresentative della proprietà edilizia e dei conduttori, della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto all'accordo stesso (decreto delle Infrastrutture del 16 gennaio 2017). L’attestazione ha valore anche ai fini delle agevolazioni fiscali.  

La risoluzione 31/2018 afferma, quindi, che per i contratti “non assistiti”, l’attestazione è un elemento necessario per avere l’applicazione delle agevolazioni collegate ai contratti di locazione a canone concordato: applicazione dell’aliquota ridotta del 10% per la cedolare secca; ulteriore riduzione del 30%, ai fini Irpef, del reddito imponibile del proprietario. Ai fini dell' I.m.u. e della Ta.s.i. con riferimento agli immobili locati con contratti a canone concordato l'imposta e' determinata applicando rispettivamente l'aliquota stabilita dal comune, con riduzione al 75 per cento

Non è necessario ottenere l’attestazione quando i contratti di locazione sono stati stipulati prima dell’entrata in vigore del Dm 16 gennaio 2017 ovvero anche successivamente, laddove non risultino stipulati Accordi territoriali dalle Organizzazioni Sindacali e dalle Associazioni degli inquilini e dei proprietari di immobili che hanno recepito le previsioni dettate dal citato decreto.