Sempre più spesso i lavoratori “sfuggono” alla procedura telematica prevista dal legislatore per fornire le proprie dimissioni e, così facendo, preferiscono recedere dal rapporto di lavoro in maniera verbale o con una semplice lettera (o e-mail) indirizzata al datore di lavoro. Lettera che, purtroppo, non ha una valenza giuridica. Alcuni lavoratori sono propensi a farsi licenziare perché, non avendo nell'immediato altra prospettiva lavorativa, acquisiscono il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione (NASpI). Per quanto l’obbligo comunicativo sia a carico del lavoratore, l’inattività di quest’ultimo ricade sull'azienda che non ha certezza circa la conclusione del rapporto di lavoro.

Una possibilità è che l’azienda si sostituisca al lavoratore, recedendo dal rapporto di lavoro per assenza ingiustificata di quest’ultimo e quindi con un licenziamento per giusta causa. Per fare ciò, il datore di lavoro deve predisporre il procedimento disciplinare, previsto dall'articolo 7, legge n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori).

Per quanto il licenziamento per giusta causa non preveda l’erogazione di una indennità di preavviso al lavoratore, l’azienda, comunque, dovrà pagare all'Inps il c.d. ticket licenziamento, dovuto dal datore di lavoro privato in caso di licenziamento di un lavoratore assunto a tempo indeterminato.

Qualora le competenze di fine rapporto fossero cospicue, potrebbe essere il caso di invitare il lavoratore a fornire le dimissioni online, così come previsto dalla normativa, con una raccomandata con ricevuta di ritorno. Nella lettera l’azienda dovrà precisare la corretta procedura che il lavoratore dovrà seguire per fornire ufficialmente le proprie dimissioni. Inoltre, dovrà informare l’interessato che in mancanza dell’ufficialità delle sue dimissioni con le modalità telematiche previste dal legislatore, e specificate nell'articolo 26, D.Lgs. n. 151/2015, l’azienda non corrisponderà le competenze di fine rapporto, erogabili unicamente alla conclusione del rapporto di lavoro. In questo modo, il lavoratore potrebbe avere un interesse economico a fornire quanto il legislatore gli richiede per la risoluzione volontaria del rapporto di lavoro: le dimissioni online.